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STORIA DELL'ARCHITETTURA Una ricostruzione dopo l'altra ha caratterizzato l'attuale aspetto di Catanzaro, colpita già nel 1638 e nel 1783 dal terremoto. I punti salienti del percorso morfologico di questa città furono dapprima un rinnovamento edilizio e urbanistico nel 1870, quindi l'inizio di nuovi quartieri come il Milano e il San Leonardo e la costruzione della strada dei Due Mari e del viadotto sulla Fiumarella. Quel che resta del vecchio borgo medioevale si può riassumere nella chiesa di S. Omobono, eretta nel XII secolo dalla Confraternita dei Sarti ed oggi sconsacrata, e nei resti del castello costruito nel 1060 da Roberto il Guiscardo. Rimane poi a testimonianza di altre epoche il reticolo di strade e stradette che ora si incrociano, ora si stringono curvandosi, ora si inerpicano raggiungendo edifici rustici, decorati pittorescamente da altane, scalinate e portali barocchi. Come barocche sono le ultime "edizioni" delle più importanti chiese della città: la chiesa del Rosario, quella di S. Giovanni, quella dell'Immacolata, il Duomo, San Rocco e la chiesa del Monte dei Morti. In esse è possibile ammirare opere marmoree come una Madonna di Antonello Gagini e una statua raffigurante S. Rocco, entrambe del' 500, oltre ad un gruppo tardo-seicentesco di fra' Giovanni da Reggio e ad un seggio intagliato di indubbio gusto barocco, fatto risalire al XVIII secolo nonché statue del Guerrisi e di Rito. Da notare infine il palazzo Fazzari costruito nell'Ottocento ad imitazione del quattrocento fiorentino. Città dai panorami incantevoli si distende dal quartiere S. Elia ad oltre 600 metri sul livello del mare al quartiere Lido, attrezzata stazione balneare. Ricca di attività commerciali, culturali ed artistiche, è capoluogo regionale, sede dei più importanti uffici amministrativi e di alcune facoltà universitarie.
CENTRO STORICO Alla fine del Regno Borbonico, Catanzaro con una popolazione di 22.000 abitanti, era chiusa negli stretti confini naturali. A nord la città era chiusa dalla porta di Terra, e a sud il contrafforte si estendeva a terrazzi degradanti fino a località Sala.
Dopo l'unità il Parlamento nazionale riconobbe importanti funzioni alla città e ciò determinò la necessità di adeguare le strutture viarie, ed abitative al nuovo ruolo che le veniva affidato. Nella città infatti, dopo gli interventi effettuati nel periodo dei Borboni, si era verificata una stasi nel settore delle opere pubbliche e l'instabilità politica del Risorgimento aveva determinato un accentuarsi di questa condizione. La classe politica emergente si fece portatrice di un progetto di sviluppo della città, ispirandosi ai modelli forniti dalle esperienze condotte in Europa tese al rinnovamento di centri urbani di antica formazione. La volontà di rinnovamento era determinata anche da problemi di carattere igienico-sanitario. Nel 1863 prende corpo l'idea di un progetto di intervento complessivo nel centro urbano; viene così nominata una commissione formata da Michele Manfredi, Vincenzo Parisi e Pasquale Gigliotti, incaricati di far "cambiar sembianze" alla città. Successivamente viene approvato il P.R.G. che presenta un progetto di sistemazione dell'intero abitato.
La relazione che illustrava il progetto di risanamento fu redatta da Manfredi, che nel 1871 diverrà l'esecutore del Piano attraverso l'ufficio tecnico comunale. Il progetto riguardava tutto l'abitato, misurando gli interventi a seconda dell'importanza delle vie e delle opere previste. In primo luogo, bisognava intervenire sulle vie d'accesso alla città e, a questo scopo venne ripreso il progetto di demolizione della Porta di mare. Vennero specificati chiaramente i motivi della demolizione ma dubbi sull'opportunità di eseguire il progetto, ne impedirono l'effettuazione (Porta di mare sarà demolita nel 1930). A sud si progettò la sistemazione della via "Bellavista", denominata "la villa", che si trovava nell'estremo limite dell'abitato. Si progettò la creazione di un percorso Belvedere che prevedeva la demolizione della "cona", detta anche l'arco della villa, un'antica immagine sacra su arco che delimitava la strada. Attraverso questo progetto di demolizione, si attuava la cancellazione di quei "segni" di arte spontanea che caratterizzavano le vie d'accesso alla città in favore di un'organizzazione urbana, a volte priva di identità.
A nord si progettò il taglio della rocca su cui si trovava il Castello, per rettificare la strada che legava Catanzaro al comprensorio agricolo di Nicastro e alla strada delle Calabrie. I lavori più gravosi vennero previsti per corso Vittorio Emanuele. Il corso, che non superava la larghezza di 8 metri, e spesso ne misurava 5, era percorribile con difficoltà dal traffico delle carrozze e non offriva possibilità di adeguata collocazione delle attrezzature commerciali ed amministrative. Si progettò quindi la rettificazione e l'allargamento della sede stradale, con la demolizione delle facciate e di parte dei corpi di fabbrica sul lato orientale dell'asse.
Inoltre si progettò l'intervento sulle vie laterali al corso principale: via Monte e via Poerio. Per queste strade furono previste solo brevi rettifiche ed allargamenti. Il modello urbano a cui si faceva riferimento era simmetrico e regolare ma i progetti erano limitati dalle ristrette capacità finanziarie del comune e dall'altimetria della città.
I lavori procedettero con molta lentezza; nonostante la legge sulle espropriazioni per pubblica utilità, il comune si avvalse di una legge Borbonica sulla contrattazione privata per l'acquisto di alcuni edifici. Così nel 1869 venne acquistata la casa di Domenico Corrado dove sorgerà, eseguiti lavori di arretramento e allargamento, il palazzo di Achille Fazzari. Si avviarono anche le trattative per l'acquisto di due fabbricati (Greco e Le Pera) e di alcuni caseggiati (Pupa, Franco e Maruca) e si avviarono le procedure di esproprio di un fabbricato (Augusto-Rizzonelli) a S. Rocchello, che costituiva una "strozzatura" lungo il corso.
A causa dell'insufficienza dei mezzi finanziari i lavori però si limitarono al ribassamento stradale tra Liceo Galluppi e chiesa S. Giovanni e alla sistemazione di via Cavour, che serviva da collegamento con via Principe Umberto e p. S. Caterina. Gli elaborati relativi allo sventramento del corso sono stati in gran parte dispersi ma una ricostruzione degli avvenimenti è possibile grazie alle relazioni comunali del 1877 e ad alcuni stralci del progetto e perizie di esproprio. Quarantaquattro corpi di fabbrica dovevano essere interamente o parzialmente demoliti, per lo più si trovavano sul lato orientale del corso, mentre sul lato occidentale bisognava attuare un parziale allineamento.
Nel 1879 furono espropriati i fabbricati tra Palazzo Fazzari e p. Mercanti (oggi p. Grimaldi), quest'ultima, insieme con p.S. Caterina e p. Immacolata, rappresentava un luogo di ritrovo della borghesia locale.
Nel 1896 venne presentata una petizione affinchè l'area tra p. Mercanti e corso V. Emanuele fosse destinata a suolo pubblico. Sul lato occidentale del corso si prevedeva l'espropriazione di Palazzo Grimaldi, che doveva essere demolito ed arretrato di circa 7,5 m..
Nel 1880 i lavori relativi al tratto tra Palazzo Fazzari e p. Matteotti erano già a buon punto; nel 1881 si ottenne il decreto di pubblica utilità per il tratto tra Palazzo Fazzari e porta di Mare, si progettava l'allineamento di Palazzo Ruggeri (oggi Palazzo Raffaelli), la sistemazione della scalinata della chiesa di S. Francesco, e l'allineamento del convento di S. Rocco (adibito da tempo a caserma).
Dall'altro lato della strada si demolirono le facciate di due fabbricati (Asturi).
Il punto più difficile da sistemare era tra S. Rocchello e p. S. Caterina, dove bisognava operare un taglio consistente dei fabbricati su ambedue i lati del corso; lavori che si protrarranno a lungo nel tempo a causa dei ricorsi dei privati. In quell'area era prevista la costruzione del palazzo dell'Intendenza di Finanza che verrà edificato nel primo decennio del 1900. Nel 1899 si effettuerà il taglio della facciata del Real liceo Galluppi.
I progetti dello sviluppo della città ripresero vigore con l'avvento del fascismo, anche se l'attività edilizia nella città, in questa prima fase, non aveva raggiunto lo stesso grado di espansione di molte altre città Italiane. Nel 1932-1933, il Podestà dell'epoca, Larussa, conferì a Marcello Piacentini, massimo esponente dell'architettura di regime, l'incarico di progettare, lì dove sorgeva il quartiere di Paesello, la sistemazione della piazza. Tale progetto, dai documenti pervenutici, prevedeva la costruzione di una galleria civica, di un nuovo teatro, di strutture amministrative, abitazioni e servizi nonchè la nuova Casa del Fascio; purtroppo motivi di ordine finanziario e le mutate condizioni di politica interna, portarono alla non realizzazione di tale progetto.
L'attuazione dello sventramento del "Paesello" si effettuava in seguito all'approvazione di un piano regolatore parziale dell' area compresa tra piazza Prefettura, Vico Preti, via Raffaelli e chiesa Immacolata, approvato con legge 29/5/1939 n. 962. Nel 1936 fu possibile realizzare la costruzione dell'Istituto Nazionale di Assicurazioni, unico edificio ad essere completato nell'epoca Fascista; mentre il Palazzo delle Poste e la sede dell'Amministrazione Provinciale verranno realizzati dopo la seconda guerra mondiale.
Nel 1943 i bombardamenti avevano danneggiato tutto l'asse principale del nucleo storico, la zona a nord tra piazza Garibaldi e il liceo Galluppi, interessando anche via Poerio e Settembrini, e la zona centrale tra il Palazzo della Prefettura e vico Preti, via Raffaelli e chiesa della Immacolata. Venne così elaborato un piano, d'emergenza finalizzato alla ricostruzione dei manufatti edilizi distrutti che si proponeva di dettare criteri e norme che non fossero in contrasto con lo sviluppo futuro della città.
Il piano di ricostruzione di Catanzaro, redatto dall'Architetto Francesco Armogida, veniva adottato dal consiglio comunale il 17 dic. 1947 e approvato dal Ministero dei Lavori Pubblici l'anno successivo.
Gli interventi previsti riguardavano essenzialmente tre zone: il nucleo storico, la frazione Marina e le nuove zone di espansione. Le demolizioni causate dai bombardamenti, costituirono elemento di accellerazione per lo sventramento del corso iniziato ormai da quasi un secolo.
La zona a nord di corso Mazzini aveva ancora nella parte più ristretta, antistante Palazzo Mannella, una sezione stradale di 5 metri di ampiezza, tra Palazzo Susanna e il liceo Galluppi la sezione stradale era compresa tra 5 e 7,5 metri. Il piano di ricostruzione prevedeva un arretramento delle facciate dei palazzi prospicienti, e l'ampiamento della sede stradale a 14 metri, in seguito ridotta per il ricorso presentato da Antonio Susanna il quale si opponeva all'abbattimento della facciata del palazzo omonimo risalente al XVII° secolo; si interveniva con l'arretramento delle facciate dei fabbricati distrutti, allo scopo di rendere più agevole la circolazione stradale.
Il progetto di ampliamento della sede stradale del corso principale verrà ultimato nel 1975 con l'abbattimento del comparto edilizio Serravalle e Cumis, tra piazza Grimaldi e l'Immacolata.
COSTUME ED ARTIGIANATO "LA CITTA' DELLA SETA" Non a caso fu chiamata città della seta, la prima in Italia a coltivare il gelso e il baco da seta intorno al XI secolo. Simbolo di questa attività divenne la sala del trono dei Durazzo a Castel Capuano, le cui pareti vennero ricoperte di un prezioso damasco donato da Catanzaro al re Ladislao Durazzo nel 1 397. La produzione del gelso era concentrata nei paesi del circondario: la seta grezza, prodotta dalle famiglie contadine, veniva tessuta nelle botteghe artigiane di Catanzaro. Il tutto era regolato da rigidi statuti: nel 1519, per volere di Carlo V, venne redatta una dettagliata codificazione dal titolo Capitoli e ordinazioni della nobilissima arte della seta a Catanzaro. La fama dei maestri setaioli raggiunse anche Lione, dove furono chiamati per insegnare l'arte della tessitura. Tra il '500 e il '600 la produzione serica catanzarese ebbe il massimo splendore. Un censimento dell'epoca elencava che "abbondanti tessuti di velluto e preziosi damaschi in seta venivano lavorati su mille telai da settemila persone". Il declino iniziò alla fine del '600 e culminò a metà dell'Ottocento, quando una terribile atrofia distrusse la razza dei bachi gialli e quella persiana.
COSTUMI POPOLARI Ricco,colorato,accompagnato da collanine d'oroegranato,la"Pacchiana"è il costume tipico di tre Comuni confinanti:Tiriolo, Marcellinara, Settingiano. Se ne hanno tracce in atti notarili fin dal Seicento. Oggi, nella sua versione più diffusa (ma sono solo qualche centinaio di donne anziane ad indossarlo), il costume è composto da "suttana" (sottoveste bianca), "pannu" (sopravveste rossa), "jippune" (corpetto a mezze maniche), "rìcciu" (colletto arricciato), "dubriettu" (gonna blu scuro raccolta posteriormente), "mantìsìnu" (grembiule), "maniche" (manicotti di seta) e il pregiatissimo "vancale", uno scialle dalla trama caratteristica intessuta al telaio.
GEOGRAFIA E STORIA Catanzaro, città capoluogo di provincia e di regione della Calabria, ha un territorio, che sale dal livello del mare fino ad un'altitudine di 664 metri.
La città sorge su uno sprono a fianchi assai ripidi quasi per tutta la loro lunghezza pressochè inpraticabili, tra le due profonde vallatte dei torrenti Musofalo e Fiumarella.
Il nucleo originario, o quanto meno il più antico, in seguito a continue demolizioni di case e costruzione di edifici dalla caratteristica architettura cementizia, va perdendo la vecchia struttura medioevale, con strade anguste e case a non più di due piani, aggraziate spesso da balconi e portali pretensiosi.
In effetti, assai lentamente, quella trasformazione ebbe l'avvio in seguito ai danni causati dai terremoti succedutisi dal 1638 al 1783.
Ma l'impianto moderno della città cominciò nel 1870, con l'apertura di quello che è nominato Corso Mazzini, aorta dell'abitato, a fianco del quale, fino al 1890 vennero edificate notevoli costruzioni che han dato fino agli anni intorno al 1960 un aspetto singolare e tutto particolare della città.
Nel 1885 lungo le pendici meridionali dello sprone avveniva la prima dilatazione urbanistica, con la formazione del nucleo Fondachello, e delle prime case di Sala attorno alla stazione ferroviaria per la linea verso la Marina che proprio in quell'anno veniva proseguita fino a Sant'Eufemia.
Nella ripresa della depressione economica che aveva colpito l'intera regione (1890-1910), Catanzaro ricominciò decisamente l'espansione urbanistica orientandosi verso Nord, in zona più salubre, esattamente là dove dopo il terremoto del 1832 era sorto un rione di abitazioni provvisorie, detto Baracche, dando vita ai rioni Milano e San Leonardo, che si svilupperanno ed ingrandiranno negli anni tra le due guerre mondiali, e saranno caratterizzate da villette residenziali.
Varie sono le versioni circa le origini di Catanzaro. Più accreditate potrebbero essere quella che la riallaccia ad un pelasga Casarisu, sottostante alla quale i bizantini edificarono un castello intorno al quale si sviluppò un abitato; o l'altra che la vuole fondata tra la fine del IX ed i principi del X secolo in seguito alla riconquista che Niceforo Foca fece della Calabria sottraendola ai Saraceni, ed ai Longobardi. Facendole derivare il nome da un composto bizantino equivalente a sotto la terrazza, con palese riferimento al terreno terrazzo che caratterizza gl'immediati dintorni della città.
Assolvette fin d'allora a funzioni di controllo tra il Jonio ed il Tirreno, ed assorbì il carattere bizantino che ne permeò ogni manifestazione di vita. Nel 1059 Roberto il Guiscardo la sottrasse ai bizantini, e ne volle consolidare il possesso costruendo, od ampliando un castello che, ripetutamente rimaneggiato, venne poi demolito nell'ottocento.
Appunto per farne un centro di dominio, i Normanni l'eressero in Contea, conferendola a Pietro Ruffo, grande marescalco di Federico II. Ma da questi perduta nelle sue lotte contro Manfredi, ritornò ai Ruffo, la città, quando Carlo I d'Angiò la donò al secondo Pietro Ruffo, nipote del precedente, suo generale nella guerra del Vespro. Per quattordici anni, ad opera del Re Ladislao, rimase nel demanio regio. Ma poi, nel 1420, ritornò a Nicolò Ruffo, che insieme al Marchesato di Cotrone la diede in dote alla figlia Enrichetta che andava sposa ad Antonio Centelles. In seguito alla ribellione di costui che fomentò le pebli rurali ad insorgere, provocando una sanguinosa guerra, Alfonso I ne fece di nuovo una città demaniale. Per cui pochi anni dopo (1460) si accese nuova guerra durante la quale Catanzaro trucidò i partigiani di Centelles. Ritornata la pace, la città ebbe concessi nuovi privilegi che favorirono enormemente l'affermarsi della sua industria della seta, per cui i suoi damaschi andavano noti in tutta Europa.
Da quel tempo Catanzaro acquista vieppiù aspetto ed importanza di quieta città aristocratica ed artigianale. Tuttavia questa condizione le conferisce l'energia di comportarsi eroicamente, nel 1528, e di resistere all'assedio posto dai francesi comandati dal fiero Simone Tibaldi, meritandosi da carlo V il titolo di fedelissima e l'autorizzazione a fragiare il prorio stemma dell'aquila imperiale.
Sconquassata dal terremoto del 6 Aprile 1626. Coinvolta nei moti del 1647, ma presto tornata all'ordine costituito, visse poi tempi sereni contrassegnati dal fiorire di attività culturali manifeste specilamente con rappresentazioni teatrali, visse emozionanti giornate per la visita del Re Carlo di Borbone.
In seguito, dopo il terremoto del 1783, fu prescelta a sede della Cassa Sacra, istituita per l'amministrazione dei beni ecclesiastici devoluti alla riparazione del sisma, per la viabilità e le industrie.
Superate le effervescenze del 1799, dalle quali rientrò subitamente, manifestando lealtà e fedeltà al Borbone, per aver resitito ai francesi fu privata di funzioni amministrative e giudiziarie che vennero trasferite a Monteleone. Ma col ritorno dei Borboni, per la legge primo maggio 1816 si vide restituita la funzione di Capoluogo di provincia.
Centro Carbonaro tra i più attivi del regno, nel 1823 ebbe le sue vittime. Poco dopo luigi Settembrini, giuntovi quale insegnante vi diffondeva le idee mazziniane, che trova largo stuolo di proseliti, così che, sia pure confusamente, dal 1848 al 1860 fu ovunque presente con i suoi uomini nelle vicende del Risorgimento.
Nel 1897, entra nel vivo della nuova vita politica, vi si tiene il primo congresso regionale del Partito Socialista, che scende a presiedere uno dei padri del Partito, Andrea Costa. Nel primo dopoguerra la situazione si fa inquieta, e giunge il momento che la città per due giorni resta in mano ai dimostranti. Nè molto diverse sono le giornate del secondo dopoguerra ancora di più amareggiate dalle ferite provocate dai bombardaenti aerei dell'agosto del 1943.
Dell'originario centro medioevale, i terremoti del 1659,1783,1822,1856 ed il rinnovamento edilizio non hanno lasciato sopravvanzare che scarse testimonianze. Unico monumento di quel tempo la chiesette di San'Omobono, eretta nel secolo XIII per conto della Confraternita dei Sarti, ed ora sconsacrata. Del passato medioevale restano in qualche modo le intricate viuzze che con strade corte e strette, anguste e simuose, sfociano in frequenti rampe raccordano i vari livelli dell'agglomerato cittadino. Patrimonio di notevole consistenza artistica resta quello degli edifici sacri e di quanto in essi contenuto. Come arrivare
Scalo aeroportuale e stazione FS di Lamezia Terme (Catanzaro), svincolo autostradale per Catanzaro.
Da vedere - CHIESE: Duomo, Chiesa del Rosario, Chiesa del Monte dei Morti, Chiesa dell'Immacolata, chisa di San Giovanni Battista, Chiesa dell'Osservanza, Chiesa di San Rocco, Chiesa di San Francesco, Chiesa del Carmine.
Palazzo dei Baroni De Nobili ora sede del Municipio, (con facciata di gusto rinascimentale); Palazzo dei Conti Larussa, già Fazzari; Villa Trieste; Biblioteca Civica; Museo Provinciale (situato in Villa Trieste).
Monumento del generale Stocco; Museo Diocesano d'Arte sacra, Museo delle Carrozze; Monumento ai Caduti in guerra1915-1918; la statua del Cavatore, Complesso Monumentale "San Giovanni". Il giardino botanico "Comuni" e la Villa Comunale.
PONTE BISANTIS Il Viadotto sulla Fiumarella a Catanzaro è il simbolo della città. Un vero gigante di ingegneria e architettura, fu realizzato nel 1962 dall'Amministrazione provinciale di Catanzaro su progetto dell'Arch. Riccardo Morandi. Impresa costruttrice fu la Sogene di Roma. È il secondo al mondo per ampiezza di luce dell'arco anche se per molti anni è stato il ponte piu' grande d'Europa per ampiezza dell'arcata. Questi alcuni dati tecnici che ne esaltano la grandezza: Ampiezza d'arco (luce): mt 231 Altezza da fondo valle: mt 110 Lunghezza sede stradale: mt 468,45 L'arco, costituito da due semiarchi indipendenti, ha una struttura scatolare larga in chiave 10,50 m e alla base 25 m. Per volere dell'imperatore Carlo V°, nel 1519, venne redatta una dettagliata codificazione dal titolo Capitoli e ordinazioni della nobilissima arte della seta a Catanzaro, dopo la terribile epidemia di peste che, nel 1668, colpi' sedicimila abitanti di Catanzaro, riducendo nettamente la produzione della seta pregiata. Oggi, oltre alla produzione artigiana, si possono ammirare in citta' alcuni paramenti sacri di tessitura locale cinquecentesca e settecentesca, nelle sacrestie della Chiesa del Rosario e nel Duomo. Catanzaro fu fondata dai Bizantini alla fine del IX°-X° sec.; mentre intorno le coste venivano sconquassate dall' avamposto Saraceno, al comando di Abstaele insediatosi a Squillace. La Citta' fu punto strategico delle operazioni del Condottiero bizantino Niceforo Foca, ai tempi del califfo Abramo. Conquistata dai Normanni con Roberto il Guiscardo, fu conosciuta come Catacium, e vi fu eretto un castello-fortezza che si può ancora ammirare. Catanzaro assunse grande importanza sotto il regno di Goffredo nel 1131 e, dopo il 1254 con Guglielmo, un fedele dello svevo Manfredi. Nel 1406 la Citta', per intercessione di Ladislao, ebbe i privilegi di dominio regio che continuo' a mantenere anche con la dominazione aragonese. Fu sede, a partire dal XVI° sec., di importanti industrie seriche ed i maestri della tessitura si recavano in Francia, a Tours, ad insegnare la propria arte. La peste del 1562 colpi un gran numero di persone, circa 5000 persone impiegate nelle filande, fiorente imprenditoria che si ando' ad eclissare gradatamente dopo la meta' del XVIII° secolo. I Terremoti del 1638 e del 1783 arrecarono danni assai gravi. Il primo in particolare, arreco gravi danni al patrimonio artistico. Ai tempi della dominazione Borbonica Catanzaro divenne capoluogo amministrativo della Calabria Ulteriore ed attualmente è capoluogo regionale. Fu chiamata citta' della seta, la prima in Italia a coltivare il gelso e il baco da seta intorno all'XI° secolo. Simbolo di questa attivita' divenne la sala del trono dei Durazzo a Castel Capuano, le cui pareti vennero ricoperte di un prezioso damasco donato da Catanzaro al re Ladislao Durazzo nel 1397. La produzione del gelso era concentrata nei paesi del circondario: la seta grezza, prodotta dalle famiglie contadine, veniva tessuta nelle botteghe artigiane di Catanzaro.
Il tutto veniva regolato da rigidi statuti. Questa attivita' coinvolgeva la maggior parte della popolazione. Un posto speciale, fra i clienti dei catanzaresi, lo avevano i Francesi, ottenendo nel 1470, che la corporazione della seta inviasse i maestri a Tours per insegnarvi la loro arte. Tra il '500 e il '600 la produzione serica catanzarese ebbe il massimo splendore. Un censimento dell'epoca elencava che "abbondanti tessuti di velluto e preziosi damaschi in seta venivano lavorati su 1.000 telai da 7.000 persone".
TRADIZIONI CATANZARESI La vita della città di Catanzaro, molto legata alle tradizioni, è contrassegnata da una serie di avvenimenti periodici ricchi di feste e spettacoli per caratterizzare l'importanza dei legami con il passato. La città rivive dei momenti particolari della sua storia , ricreando l'ambiente cittadino per potersi tuffare nel passato, per rivivere fino in fondo gli eventi che l' hanno sempre resa accogliente ed ospitale , creando sempre l'ambiente giusto. Abiti tipici del folclore catanzarese, grandi fiere , degustazione di prodotti gastronomici che hanno contraddistinto la cucina locale.Prodotti lavorati secondo le più antiche tecniche , retaggio del passato , tramandate dalle popolazioni ( e sono state molte) che si sono insediate con la forza delle armi o con l'immigrazione spontanea nella terra del sud , fanno da cornice a bande musicali, gruppi folcloristici e sbandieratori.
Tra le principali ricorrenze Catanzaresi ricordiamo:
La " Naca ": tradizionale manifestazione per i riti della Settimana Santa.
Festa patronale di San Vitaliano: solenne processione che si tiene il 16 luglio.
Fiera di San Vito: con esposizione dei prodotti tipici locali e dell'artigianato artistico - (dal 13 al 15 giugno). Festa della Madonna di Portosalvo, patrona dei marinai di Catanzaro Lido , dove la statua della Madonna è portata in processione su un grande peschereccio al cui seguito vi sono centinaia di barche addobbate a festa (a fine luglio). Fiera di San Lorenzo: esposizione di prodotti tipici artigianali di tutta la provincia (5 - 10 agosto).
La "Naca", processione religiosa del venerdì santo , nel periodo pasquale , alla quale partecipano tutte le parrocchie. Si tratta di una vera e propria rappresentazione in costume del corteo che accompagnò Gesù fino al luogo della sua Crocifissione.